Fausto Colasanti

Fausto Colasanti

Fausto Colasanti muore a Milwaukee, Wisconsin, U.S. il 14 maggio del 1963, durante una corsa illegale di hot-rods, ma si reincarna istantaneamente nel grembo di Clotilde Adriani, rinascendo lo stesso giorno a Terni, in Italia, dove vivrà per tutta la sua nuova vita.
Ultimate le scuole superiori al Liceo Scientifico Galilei, venendogli impedita dalla famiglia la prosecuzione degli studi al DAMS di Bologna, in quanto scuola per persone poco raccomandabili, e messo di fronte alla scelta tra una carriera militare e un’iscrizione alla facoltà di Lettere a Perugia, fonda un gruppo di crossover Punk/Metal.
Comincia a girare l’Italia suonando per i successivi 30 anni circa, pubblicando diversi dischi in vinile e un paio di CD, mentre vince al contempo un concorso per l’accesso a un corso triennale di Biblioteconomia. Inizia così anche la sua vita parallela di bibliotecario.
Da sempre appassionato di narrativa Fantasy e FS, realizza a 60 anni di non avere più motivi validi per non scrivere, e possibilmente pubblicare, una delle tante storie accumulate nei cassetti di casa e nella sua testa.

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La sua esperienza con il Self-Publishing

Cosa ti ha spinto a scegliere il Self-Publishing?
Avendo avuto in anni passati esperienze di pubblicazione nel campo discografico, ed essendo consapevole che le problematiche in quello editoriale sono da sempre molto simili, ho preferito fare una scelta che mi lasciasse più libertà possibile.
Sia nella fase compositiva che in quella di scegliere i canali e soprattutto le persone con cui curare, editare e promuovere la mia creazione.
Attualmente il self-publishing sta crescendo esponenzialmente. Nel mercato anglosassone, ad esempio, ha attualmente superato la produzione delle case editrici classiche. Questo ovviamente grazie ai professionisti che hanno deciso di lavorare in questo campo, aiutando e guidando gli autori verso un prodotto finale soddisfacente e con un investimento minimo.

Come ti sei mosso inizialmente?
Conoscevo da tempo il lavoro e le attività di Liliana Marchesi in questo campo, e non ho avuto alcun dubbio in merito a chi rivolgermi. È stata la prima persona che ho contattato e con cui mi sono trovato in perfetta sintonia fin dall’inizio.

Quali sono state le prime difficoltà che hai incontrato?
Liliana è un po’ come il Mr. Wolf di Pulp Fiction: risolve problemi.
Da quando è iniziato il rapporto lavorativo con lei, difficoltà non ne ho avute.
Magari ne avevo incontrata qualcuna prima, nella fase prettamente compositiva, per riallacciare tutte le sottotrame di una storia apparentemente intricata, ma il lavoro di editing di Liliana ha sciolto abilmente anche gli ultimi nodi che potevano essere rimasti, in quanto a scorrevolezza narrativa.

Pensi che affidarti a Self Creation abbia fatto la differenza?
Sicuramente, ma non è stata una sorpresa. Ero certo che scegliere questa strada, con questa persona in particolare, mi avrebbe portato ad ultimare il lavoro esattamente nel modo che volevo. Aspetto, questo, che risulterebbe molto più complicato in un rapporto con un editore classico.

La fase più difficile che hai affrontato nel percorso di pubblicazione?
Essendo negato in tutte le discipline che non siano letterarie, musicali, cinematografiche e generalmente artistiche, ossia avverso a tutti i derivati delle scienze matematiche, informatica compresa, il mio impatto con le tecnologie utili all’aspetto “pratico” della pubblicazione è stato ovviamente spiazzante. Per fortuna Liliana mi ha spiegato minuziosamente ogni passaggio tecnico, io ho fatto finta di capire tutto, e lasciato fare a lei ciò che era necessario.

Il lavoro svolto per arrivare alla pubblicazione, cosa ti ha lasciato a livello di emozioni e di crescita personale?
Soprattutto soddisfazione. Ho visto la mia creazione, per quanto già ultimata, crescere e definirsi ulteriormente, migliorandosi in un prodotto finale che ha soddisfatto pienamente le mie aspettative. Ciò che volevo era vedere compiuto un percorso creativo iniziato da diverso tempo in maniera che mi soddisfacesse personalmente. Non mi è mai interessato avere successo di pubblico e di vendite, ma di produrre qualcosa che piacesse soprattutto a me, qualcosa che io comprerei e leggerei con piacere. Ovviamente sperando che anche qualcun altro condivida lo stesso piacere nel leggerlo.
E il percorso lavorativo con Liliana mi ha portato a questo tipo di soddisfazione personale finale.
Quindi, per usare una frase fatta, da adesso in poi comunque vada per me è già un successo.

Che consiglio daresti a chi sta valutando la possibilità di scegliere il Self-Publishing?
Se avete dei dubbi, ponetevi la domanda su cosa volete davvero dal vostro lavoro.
Se lo considerate un modo per esprimervi, per condividere con gli altri qualcosa di voi, se lo considerate qualcosa di prezioso e magari anche una creazione di cui essere un po’ gelosi, allora il self-publishing è il modo migliore per comunicare agli altri chi siete, cosa sognate, cosa sperate, senza intermediazioni che potrebbero avere finalità e sensibilità diverse dalle vostre.

La sua pubblicazione

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